Amarituride di Paolo Griffo

Firenze, 09.01.09 – Martedì 13 gennaio alle 21 presso la libreria Edison di Firenze (piazza della Repubblica, 27/r) Cosimo Ceccuti, emerito storico e presidente della Fondazione Spadolini, presenterà il romanzo Amaritudine insieme all’autore Massimo Griffo. Paola Lucarini eseguirà alcune letture dal testo e sarà presente anche l’editore Antonio Pagliai di Polistampa.
In libreria da neppure un anno, il volume ha ricevuto riconoscimenti critici, premi e l’approvazione del pubblico (è in ristampa). Come ha sottolineato la giuria del prestigioso «Premio Roma» vinto lo scorso luglio, il romanzo “affronta gli snodi e le figure fondamentali della recente storia italiana con spirito problematico, con la passione civile e letteraria di chi ha partecipato e testimonia in prima persona, con una vena memorialistica intrisa di dolente saggezza, che conferiscono alla sua pagina un valore di specchio dinanzi a un diffuso disagio contemporaneo”.
Ambientato principalmente a Roma, il libro (pp. 392, euro 15) esamina la società italiana dal 1944 al 1993 con personaggi esemplari, nel bene e nel male, in parte d’invenzione e in parte tratti dalla realtà. Si racconta specialmente il disagio degli italiani onesti immersi in un contesto sempre più spregiudicato e corrotto. Un sapiente mix di storia e letteratura che Ceccuti e Griffo analizzeranno insieme, coinvolgendo il pubblico, anche alla luce dell’attuale situazione economica e politica.

Giornalista di cultura e scrittore da più di vent’anni, Griffo si è aggiudicato anche altri importanti premi letterari, tra cui il Viareggio opera prima e il Dessì. (Irene Gherardotti)

Massimo Griff: Amaritudine
Vincitore Premio Roma 2008
Fiorino d’argento ex aequo «Premio Firenze» 2008 – Sezione narrativa

Sullo sfondo di cinquanta anni della nostra storia, dal 1944 al 1993, s’intrecciano vite di personaggi esemplari, nel bene e nel male, in parte d’invenzione e in parte tratti dalla realtà. Amaritudine, antico vocabolo che vuol dire amarezza, affanno, afflizione, richiama il disagio che gli italiani onesti, leali, volenterosi provano nel doversi mescolare a una società sempre più spregiudicata, volgare, ingannatrice, corrotta e senza ideali. L’autore non esprime giudizi, ma parla di “acrobati, giocolieri, pagliacci” e assegna all’ingenuo e sfortunato Gualtiero il ruolo della vittima, talvolta colpevole di non voluta complicità. Senza tuttavia perdere la speranza in un’Italia migliore e solidale nel bene in cui lo stesso titolo, nelle sue quattro lettere iniziali “amar” – come amore –, vorrebbe essere l’auspicio di chi scrive e per chi legge.

“Massimo Griffo ha dimostrato una lunga fedeltà alla sua vocazione di scrittore e di intellettuale, dal giovanile Futuro anteriore sino a questo romanzo della maturità Amaritudine, che per il suo respiro complessivo si pone come un affresco narrativo della società italiana nel corso di cinquant’anni del nostro Novecento. Massimo Griffo affronta gli snodi e le figure fondamentali della recente storia italiana con spirito problematico, con la passione civile e letteraria di chi ha partecipato e testimonia in prima persona, con una vena memorialistica intrisa di dolente saggezza, che conferiscono alla sua pagina un valore di specchio dinanzi a un diffuso disagio contemporaneo”. (La Giuria del Premio Roma)

 

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